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DA MONTEFORTINO A PORTO SANT'ELPIDIO - VALTENNA - VALLE DELLA REGIONE MARCHE |
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IL GRANDE VIAGGIO DI CONFCOMMERCIO |
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TUTTI I
COMUNI FANNO PARTE DELLA PROVINCIA DI FERMO AD ECCEZIONE DI MONTE SAN
MARTINO |
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NOME DEL COMUNE |
ABITANTI | KMQ |
MSLM [*2*] |
SINDACO |
SITO WEB |
REFERENTE PROGETTO |
C.A.P. |
PREF TEL |
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A |
MONTEFORTINO | 1.264 | 78,31 | 638 | Lando Siliquini | Click here | sei un cittadino? siilo tu! | 63044 | 0736 |
| AMANDOLA | 3.818 | 69,42 | 500 | Giulio Saccuti | Click here | Thomas | 63021 | 0736 | |
| SMERILLO | 391 | 11,32 | 806 | Egidio Ricci | Click here | sei un cittadino? siilo tu! | 63020 | 0734 | |
| MONTE SAN MARTINO | 810 | 18,5 | 603 | Valeriano Ghezzi | Click here | sei un cittadino? siilo tu! | 62020 | 0733 | |
| PENNA SAN GIOVANNI | 1.193 | 28,18 | 630 | Emanuele Crisostomi | Click here | Sonia | 62020 | 0733 | |
| SANTA VITTORIA IN MATENANO | 1.466 | 25,96 | 626 | Carlo Maria Pettinelli | Click here | sei un cittadino? siilo tu! | 63028 | 0734 | |
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M |
SERVIGLIANO | 2.381 | 18,47 | 216 | Maurizio Marinozzi | Click here | sei un cittadino? siilo tu! | 63029 | 0734 |
| BELMONTE PICENO | 677 | 10,58 | 312 | Danilo Pallotti | Click here | sei un cittadino? siilo tu! | 63020 | 0734 | |
| FALERONE | 3.499 | 24,52 | 433 | Giandomenico Ferrini | Click here | sei un cittadino? siilo tu! | 63022 | 0734 | |
| MONTEGIORGIO | 7.101 | 47,41 | 411 | Armando Benedetti | Click here |
Simone |
63025 | 0734 | |
| GROTTAZZOLINA | xxx | xxx | xxx | xxx xxx | xxx | xxx | xxx | xxx | |
| MAGLIANO DI TENNA | 1.413 | 7,82 | 293 | Nello De Angelis | Click here | sei un cittadino? siilo tu! | 63025 | 0734 | |
| RAPAGNANO | 2015 | 12,49 | 314 | Remigio Ceroni | Click here | Alessio | 63020 | 0734 | |
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B |
MONTE URANO | 8.467 | 16,72 | 247 | Francesco Giacinti | Click here | sei un cittadino? siilo tu! | 63015 | 0734 |
| FERMO | 37.859 | 124,17 | 319 | Saturnino Di Ruscio | Click here | sei un cittadino? siilo tu! | 63023 | 0734 | |
| SANT'ELPIDIO A MARE | 16.975 | 50,38 | 251 | Alessandro Mezzanotte | Click here | sei un cittadino? siilo tu! | 63019 | 0734 | |
| PORTO SANT'ELPIDIO | 25.346 | 18,14 | 4 | Mario Andrenacci | Click here | sei un cittadino? siilo tu! | 63018 | 0734 | |
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Se sei un cittadino di uno di questi comuni proponiti come referente per il tuo Comune e vaglieremo la tua proposta di collaborazione |
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INFORMAZIONI TURISTICHE |
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MONTEFORTINO > Eremo di San Leonardo > Centro storico > Monte Sibilla > Monte Priora |
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AMANDOLA > Ponte romanico-gotico sul Tenna > Chiesa della SS. Trinità > Convento dei Cappuccini e Chiesa di San Bernardino > Chiesa di Sant'Agostino, > Santuario del Beato Antonio con annesso chiostro Chiesa di Santa Maria (alle falde del colle Agello) > Chiesa di San Francesco, con annesso Chiostro ed Oratorio del SS. Rosario Abbazia dei SS. Vincenzo e Anastasio > Vitale Chiesa di San Pietro e Monastero di San Lorenzo > Convento di San Ruffino e Vitale
(caratteristica dell'aria: odore di acque solfuree) Tel. 0736-847406 > Forno da Rosa: consigliata la specialità dolce "Pane del Pescatore" > Latte appena munto, azienda agricola Roberto di Mulo Filippo > IAT Ufficio Informazioni > Lago di San Ruffino (vicino al Convento) |
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SMERILLO > Vecchia Stazione della Ferrovia Adriatico Fermo Amandola (AFA) > Salone degli Artisti > Museo dei Sibillini > Agriturismo "Il Vecchio Tasso" con Piscina |
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MONTE SAN MARTINO |
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PENNA SAN GIOVANNI > Parco delle Terme Saline > Teatro Flora: Il Teatro Flora di Penna San Giovanni fu edificato intorno al 1780 all’interno del Palazzo dei Priori grazie all'istituzione di un condominio teatrale, sistema grazie al quale furono creati nelle Marche, tra la fine del Seicento e l'inizio dell'Ottocento, un gran numero di piccoli e grandi teatri, primo fra tutti il Teatro della Fortuna di Fano (1677). Questo modello di teatro barocco in miniatura, pur nelle sue modeste dimensioni, è sicuramente degno di nota sia per la sua rara bellezza, sia per la singolarità della sua struttura che si mantiene intatta con l'originale decorazione da più di duecento anni. L’intera sala teatrale fu realizzata, infatti, quasi interamente in legno dal pittore locale Antonio Liozzi (1730-1807). Il Teatro Flora - Vista generale della sala.All’artista pennese, formatosi presso la scuola romana del pittore Marco Benefial, si deve sia la struttura, sia la decorazione pittorica caratterizzata da motivi floreali (da qui forse “Teatro Flora”) e dipinti trompe-l’oeil. Una serie di esili colonne in legno di pianta esagonale e dipinte con un motivo a finto marmo, sorreggono, rinforzate da un'anima in acciaio, due ordini di palchi con balaustre lignee decorate da finte cornici e sormontate da festoni floreali. Al di sopra della sala il Liozzi, al centro di un complesso gioco di cornici e modanature, sfonda il soffitto ligneo, aprendolo su un cielo azzurro in cui campeggia la dea Flora. Lasciato per anni in disuso ed in stato di abbandono, il teatro Flora è stato recuperato nel 1985. |
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SANTA VITTORIA IN MATENANO > Piscina estiva coperta |
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SERVIGLIANO > Cinema Multisala > Centro storico |
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BELMONTE
PICENO > Centro Storico > Città dei Piceni, necropoli Picena |
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FALERONE Falerone dall'età moderna a quella contemporanea L'occupazione da parte dei fermani non garantì alla popolazione faleronese anni di pace e prosperità; all'alba del XV secolo il castello fu preda di saccheggi e invasioni operate da parte dei diversi capitani di ventura e mercenari in viaggio per la Marca. Già nel 1348 Falerone si arrese a Guastafamiglia Malatesta; nel 1358 venne espugnato da Anichino di Baumgarten mentre l'anno successivo fu la volta di Corrado di Landau. Nell'ottobre del 1413 subì la presa di Carlo Malatesta mentre appartiene al maggio del 1418 la conquista operata da Braccio da Montone nel tentativo di catturare Ludovico Migliorati signore di Fermo, rifugiatosi nel Castello di Falerone. Il Montone espugna la rocca e saccheggia l'abitato, imprigionando tutti gli abitanti e distruggendo l'archivio storico e gli atti pubblici della comunità, pervenuti fino a quella data. Egli riesce nel tentativo di catturare il Migliorati e pretende da lui, il pagamento di 9000 ducati per il riscatto dei suoi prigionieri. Nel giugno del 1444 si ricorda l'assalto di Niccolò Piccinino da Perugia e nell'estate del 1498 il tentativo vano di Ercole Bentivoglio. Nel 1527 i discendenti di Pietro II, gli Euffreducci, Oliverotto da Fermo e il nipote Ludovico dei signori di Falerone, sostenuti da popolazioni fedeli nel loro e in altri 12 castelli, tentano una loro signoria su Fermo, ma sono eliminati l'uno, Oliverotto da Cesare Borgia, l'altro, Lodovico, da Niccolò Bonafede, cardinale legato dello Stato della Chiesa. Le cronache narrano che Ludovico, in contrasto aperto con i pontifici, nel febbraio del 1520 entra a Falerone con un esercito di 200 cavalli e 2000 fanti, accolto dai suoi partigiani e dalla popolazione a lui fedele. Nel marzo dello stesso anno, in seguito al rifiuto di resa da parte del legato pontificio, viene assalito da Giovanni de' Medici (Giovanni delle Bande Nere) che lo costringe ad uscire fuori dal castello di Falerone, e a darsi battaglia lungo la valle del Tenna. Lo scontro gli è fatale; le sue milizie in netta inferiorità numerica rispetto all'esercito pontificio guidato da Niccolò Bonafede, Giovanni de' Medici e Brancadoro da Fermo, vengono disperse e Loduvico rimane ucciso da un colpo di picca infertogli da Carlo d'Offida. Quest'ultimo poi, con la vittoria, entra in Falerone e si abbandona al saccheggio della località. Con la morte di Ludovico, i beni degli Euffreducci e i diritti sul castello di Falerone, valutati intorno ai 40000 ducati, passano in possesso di Giovanni de' Medici per ordine di suo cugino, papa Leone X, come risarcimento per le spese militari affrontate insieme ad un premio di 6000 ducati per la repressione dei focolai d'insurrezione nelle Marche. Con la battaglia di Falerone del 1520, gli Euffreducci costituiscono l'ultimo tentativo espresso dalla classe feudale locale di creare una signoria,uno stato stabile attorno alla città di Fermo, in opposizione allo Stato della Chiesa. Molti dei loro partigiani sono fatti fuori, altri fuggono a Venezia e in Romagna, per poi ritornare a Falerone sotto il cognome di Emiliani, assumendo così una denominazione trasformata; Fabrizio, figlio di Pietro III da Falerone, è il primo ad assumere dopo il suo ritorno, il cognome "Emiliano" dando inizio ad una dinastia che in breve tempo ascende ai maggiori gradi della nobiltà locale, conseguendo il patriziato fermano. Nel Codex.Dipl. il Castello di Falerone risulta quindi presidiato militarmente dai Fermani; distrutti i Castelli di Bascione, Castelnuovo e Agello nel territorio faleronese. Negli Statuti di Fermo del 1507 Falerone è tra i Castelli maggiori, ma la sua prevedibile decadenza in uno Stato Pontificio ostile, dirotta su altre città le classi dirigenti e la funzione amministrativa, quando la sede del Governatore viene trasferita prima da Falerone a Montappone, per poi insediarsi definitamente a Montegiorgio.Decadenza visibile anche in età napoleonica: Montegiorgio è riconosciuto come capo cantone sui comuni di Magliano di Tenna, Falerone, Montappone, Monte Vidon Corrado, Francavilla d'Ete, Mogliano e Loro Piceno. Falerone è località tra le più rappresentative del Piceno: unisce testimonianze importanti dell'età romana e altomedievale e medievale, con tradizioni persistenti della civiltà contadina e con un precoce inserimento già nel XVIII sec. delle manifatture del settore della paglia e dei cappelli, attorno al quale ricostruisce il suo distretto con Monte Vidon Corrado, Montappone e Massa Fermana. Gli antichi Signori feudatari di Falerone [modifica] Nel Basso Medioevo, dal Mille al Rinascimento, la Storia di Falerone è tutta imperniata sulla Signoria Locale;tale dinastia numerosa si arricchì nel tempo di rami collaterali, che finirono per insediarsi nei castelli e comuni del circondario della Media Val Tenna, creando quindi un propria influenza su gran parte del territorio della Marca Fermana; sarà quindi doveroso presentare la Tavola Genealogica illustrando solo i personaggi più importanti, coloro che hanno fatto parlare maggiormente le cronache del tempo. Conviene iniziare dal suo capostipide, creato feudatario della Chiesa dal Vescovo fermano Gaidolfo e nominato conte dall'imperatore germanico Ottone il Grande, probabilmente nel 962, quando egli sostò per alcuni giorni a Fermo. La notizia di tale nomina ci perviene dal più antico documento dell'Archivio Statale di Fermo, il codex 1030; le parole che contiene sono solenni, l'atto è del X sec.,"anno abbazia incarnatione nonagesimo septuagesimo septimo..." (977): "...Nos Gaidulphus episcopus sanctae firmanae ecclesiae....dedimus tibi Mainardo comes filii quondam Sifredi et filiis et nepotis tuis usque ad tertiam generationem ad usufruendum rem iuris sanctae firmanae ecclesiae..." "...Noi Gaidolfo vescovo della Santa Chiesa Fermana diamo a te conte Mainardo, figlio del fu Sigfrido, a ai tuoi figli e ai tuoi nipoti fino alla terza generazione, il patrimonio della Chiesa Fermana..." ...che si estende da capo "fine Alpi Montis de pede fino rigo Scave qui venit in Tenna maiore...de uno lato fluvio Aso...", "da una parte dalle vette dei Sibillini e dall'altra circa a metà della valle del Tenna (tra Santa Vittoria in Matenano e Curetta di Servigliano) e a sud del fiume Aso..." e altri punti di riferimento. Sulla nomina di Mainardo, non vi è alcun dubbio che tra la sua famiglia fosse proprio lui il primo a fregiarsi del titolo di conte, né suo padre Sifredo, né suo nonno, l'omonimo Mainardo, vengono citati con titoli nobiliari, ma solamente come semplici cittadini, mentre quando si nomina il nostro Mainardo, lo si fa sempre con il suo titolo di conte. D'altra parte è sicuro che il conte Mainardo fosse assai ricco, sia per meriti che per eredità potendo disporre, all'atto della convenzione con il vescovo fermano di oggetti d'oro e d'argento per il valore complessivo di 2000 soldi, oltre le terre date in compenso e parte in cambio di quella della Chiesa fermana, con un censo annuo di 5 soldi di corso legale. Mainardo figura quindi come primo conte; è molto probabile che esso sia nato presso il confine comunale tra Santa Vittoria in Matenano e Servigliano, dato che nel citato documento del 977, indicando i confini di alcuni terreni, il vescovo Gaidolfo rivolgendosi al conte, usa varie volte la frase: “Da un lato la terra tua…” confinante con il fosso Tassiano (odierno San Gualtiero) “La terra tua delimitata da un lato dal fosso Tassenario…ecc”. Quindi la casa paterna di Mainardo era posto lungo tale confine, dove detenevano proprietà e terreni i Monaci dell'Abbazia di Farfa. Dal Chronicon Farfense redatto dallo storico Gregorio da Catino veniamo a sapere che il conte Mainardo si era appropriato di vasti ed importanti beni posseduti già dai Farfensi: le corti e tenute di Cisterna di Montegiorgio e Monacesca presso il fiume Tenna, nel luogo dell'Antica Abbazia femminile che sorgeva in contrada Murgiano presso le attuali Piane di Montegiorgio, la vasta corte di Mogliano con più di 11000 moggi di terra di pertinenza, la corte di Apriano, a metà strada fra Montegiorgio e San Marco di Ponzano di Fermo, e in territorio di Sant'Angelo in Pontano, terre e castagneti. Tale occupazione appariva per Mainardo di sangue longobardo, come un onesto recupero di beni appartenuti per secoli al popolo longobardo, in virtù del Gastaldo di Falerone, mentre per il monaco Gisone, preposto di Montegiorgio, era semplicemente un'usurpazione. Lo stesso Chronicon ci ricorda come alla morte del conte, tutti i suoi beni furono divisi fra i due figli, Giberto ed Offone. Giberto I stabilì per sé e per i suoi discendenti la residenza a Falerone e si impossessò di beni nelle vicinanze: la corte di Sant'Angelo in Pontano, l'antica chiesa di Sant'Angelo edificata presso il Tenna, nelle attuali Piane di Montegiorgio, con tutte le pertinenze annesse: Castagneto, Cisterna e Monacesca di Montegiorgio. Alla sua morte i beni passarono ai figli. Offone stabilì invece la sua residenza a Villamagna in territorio di Urbisaglia alienandosi la corte di Mogliano di 11000 moggi di terra; risulta presente in questa corte una chiesa dedicata a Santa Vittoria, oggi non più esistente. Alla sua morte i beni passarono a Faroldo, il suo primogenito; quest'ultimo è citato in atti notarili del 1036 e del 1097 e risulta morto intorno al 1101. Con i figli di Mainardo hanno inizio due fra le dinastie più potenti e feconde che partendo dai castelli originari, amplieranno le loro dipendenze verso le medie valli, occupando con i loro discendenti ogni spazio. Offone dunque, verso Fiastra e il Chienti, Giberto nella parte centrale del Tenna, La loro denominazione dai Castelli: “domini de Moellano, domini de Monteverde, de Fallerono, de Lauro, de Smerillo” non inficia la sostanziale unità del loro sistema politico e l'azione comune che essi perseguono appoggiandosi e collegandosi. In ogni momento politico, in ogni patto di pace o conflitto, li troviamo tutti uniti e schierati con i rispettivi castelli, rappresentati da coloro che considerano i loro capi:i Brunforte, i Mogliano, i Monteverde, i Falerone, che appaiono come le diramazioni e le famiglie più potenti. Tali signori, per mezzo di matrimoni, accordi ed usurpazioni, si allargano fino a controllare tutto il Territorio della Marca Meridionale, dal Chienti al Tronto, creando un grande stato feudale retto da una fitta rete di vassali e famiglie. Dei Signori di Falerone, successore di Giberto I è: Mainardo II, figlio di Giberto. Esmidone, figlio di Mainardo II cittadino faleronese che spesso si recava a Fermo, allora capoluogo della Marca fermana; figura in documenti del 1121 e 1141 e si apprende che ha due figli: Giberto II che è legittimo e Gentile che invece è naturale ed è soprannominato “Avoltrino” dalla contrada materna sita tra Fermo e Lapedona. Esmidone per non diseredare il figlio naturale, si attiene alla legge longobarda, che dispone che l'eredità di un figlio naturale riconosciuto, deve essere confermata e approvata dai figli legittimi e di fatto il conte Giberto II non solo conferma la detta eredità, ma permutò alcuni suoi beni destinandoli al fratello. Gentile Avoltrino ebbe tre figli naturali, chiamati Allegretto, Giberto ed Ofreduccio, i quali per il fatto d'essere figli naturali di padre naturale, secondo la legge longobarda non potevano ereditare. Perciò furono affidati dal padre Gentile al vescovo fermano Liberato, insieme alla donazione di terre e beni, a condizione che fossero protetti contro le opposizioni dei cugini, i figli legittimi dello zio Giberto II. Dei figli di Giberto II morto intorno al 1150 sono da ricordare Rinaldo il Vecchio, Baligano di Fermo, Bernardo di Monteverde e Ruggero di Fallerone. Rinaldo detto il Vecchio, è il fondatore della dinastia dei domini de Moellano, poiché suo figlio Fidesmido si sposta dalla casa originaria e si insedia nel Castello di Mogliano, dando inizio alla sua discendenza. Suo nipote Rinaldo II il Grande (morto nel 1282) si insedia nel castello di Brunforte tra Sarnano e Amandola, dando inizio all'omonima dinastia dei Brunforte. Baligano, già arcidiacono della Chiesa Fermana, ne diviene vescovo (1145-1167), ottiene dai fratelli il Castello di Francavilla d'Ete, nel tentativo di fortificare i castelli della Val di Chienti contro il Marchese di Ancona Guarniero, che nel 1153 assale il territorio e sbaraglia l'esercito di Baligano. Il vescovo deve cedere Morrovalle, che può riottenere nel 1164 sostenendo l'imperatore Federico Barbarossa nell'elezione a Pavia dell'Antipapa Vittore IV contro papa Alessandro III, sostenitore dei comuni Lombardi. Berardo, è protagonista e presente insieme ai suoi figli Giberto, Corrado, Ofreduccio di atti notarili e cambi di terre con i vicini Signori di Villamagna e i feudatari loro fedeli. Dalla sua prole ha origine la dinastia dei Da Monteverde. Ruggero è detto Fallerone I, essendo il restauratore delle fortune economiche e politiche della dinastia faleronese, sposa Piuccheneve dei conti di Villamagna, muore prima del 1139. Egli genera una prole ricca di ben 7 figli maschi: Berardo, Pietro, Ofreduccio, Rinaldo, Baligano, Corrado e Guidone. Tra questi vanno ricordati alcuni più celebri passati alla storia per fatti di cronaca ed eventi fondamentali. Dei figli di Fallerone I citiamo quindi i più noti e considerevoli di memoria: Rinaldo è noto con lo pseudonimo di Pellegrino, attribuitogli il 15 agosto del 1222 da San Francesco d'Assisi, che lo convertì, nella Piazza Maggiore di Bologna, dove Rinaldo frequentava la celebre Università. Prima di diventare uno dei più assidui compagni del Santo Assisiate, egli era stato un abile paciere fra le discordie della propria famiglia e da adulto diligente aveva intrapreso gli studi di Diritto a Bologna. Unitosi ai francescani, si recò in Terra Santa ad evangelizzare quelle terre, così come gli era stato ordinato, suscitando persino il rispetto dei Saraceni. Mori nel 1233 a San Severino Marche. Baligano fu alternativamente amico ed aspro nemico dell'imperatore Federico Barbarossa e quindi causa non ultima dell'incendio di Fermo del 1176 e della distruzione del Duomo da parte dell'esercito imperiale. Sposò Tasselgardesca, figlia di Manerio, signore di Ripatransone, risolvendo così le vertenze con il vescovo Adenulfo. Ebbe due volte la dichiarazione di sudditanza e fedeltà del vassallo di Malvicino, castello presso Sarnano; venne a patti con i Signori di Villamagna, strinse alleanza con Tolentino contro San Ginesio, rivendicò in nome dei Signori di Falerone, i diritti su Loro Piceno e acquistò il castello di San Costanzo, villaggio dell'attuale comune di San Ginesio. Morì vero il 1250. Tra i figli di Fallerone I sono da ricordare anche due di loro, che passeranno alla storia per aver dato i loro nomi a due castelli nei pressi di Falerone (castelli che oggi sono comuni): Corrado e Guidone, che legarono il proprio titolo alla storia di Monte Vidon Corrado e Monte Vidon Combatte. Fallerone II, succedette a Baligano alla guida della signoria faleronese, si sa solo che fu simpatizzante del Re Manfredi, sposò Gualteruccia, figlia di Gentile da Varano, signore di Camerino. Muore prima del 1274. Ebbe due figli: Pietro I ed Ofreduccio I i quali consolidarono le fortune della famiglia e diedero una svolta radicale al futuro della loro Signoria. Pietro I da Falerone consolidò le fortune della Famiglia e fondò la dinastia che poi si sarebbe stabilita definitamente a Falerone, identificandosi con i Nobili Emiliani. Ofreduccio I, trasferitosi a Fermo, è il fondatore della dinastia degli Eufreducci, famiglia che sarà al centro delle cronache fermane e godrà di cariche civili e poteri. Tra i suoi discendenti si distingueranno poi, tre secoli più tardi Oliverotto Eufreducci e il nipote Ludovico. Ofreduccio ricopre vari ruoli amministrativi e civili: fu Sindaco di Santa Vittoria in Matenano nel 1270, podestà di Foligno nel 1283, di Jesi nel 1288, di Rieti nel 1293; capitano del popolo a Siena. nel biennio 1293-1294. Nel maggio del 1274, i Signori di Falerone, compresi Pietro I ed Ofreduccio I, procedettero all'amichevole divisione dei loro numerosi beni: il paese di Falerone con i suoi abitanti, quali sudditi tenuti al pagamento delle imposte, il paese di Penna San Giovanni con i suoi abitanti tenuti al pagamento delle imposte,i paesi di Belluco e Servigliano, i proventi della Chiesa di Santa Margherita di Falerone, metà del castello di Loro Piceno, essendo l'altra parte destinata ai signori di Mogliano, il villaggio di Cerreto di Montegiorgio meno la quarte parte, donata a Gualtiero da Brunforte come dote della moglie Agnese, figlia di Corrado fu Fallerone I; i castelli e il territorio di San Costanzo e Colonnalto presso San Ginesio, il villaggio di Bascione di Falerone, i proventi della Chiesa di Sant'Angelo di Piane di Montegiorgio,il villaggio di Piobbico di Sarnano, i beni e i diritti goduti in Tolentino, Ascoli Piceno, Amandola, Montefortino, San Ginesio, Bolognola, Acquacanina, Fiastra e Caldarola con circa 300 vassalli, tenuti ai doveri di fedeltà e sudditanza.Altri beni ricordati nell'atto sono i molini,tra cui quello della Madonnetta a Piane di Falerone (Madonna del Molino), le fornaci di laterizi, il bestiame da cortile e da pascolo. Con Il cambiare dei tempi, il sorgere dei liberi comuni e l'affermarsi delle corporazioni, anche i Signori di Falerone videro diminuire sempre più le loro rendite, per cui furono costretti a rivedere il proprio patrimonio, cedendo e vendendo privilegi e beni alle comunità locali ed adattandosi a vivere come semplici cittadini, accettando uffici civili e cariche amministative. La divisione dei beni fu quindi lo strumento per cominciare alla vendita dei loro cospicui beni lontani dalla residenza faleronese, determinando così il sorgere di molteplici famiglie di proprietari terrieri e nobili nei rispettivi castelli e paesi. In tale operazioni, i fratelli Pietro ed Ofreduccio cedettero i beni siti in Cerreto e Villa Colle al Comune di San Ginesio, vendendo altresì i diritti e i beni goduti presso il Castello di San Costanzo; cedettero al comune di Amandola le loro porzioni di proprietà sul Colle Agello e sul Monte Amandola, compresi vassalli e pertinenze, e con i soldi ricavati comprarono dai loro parenti il Castello di Castelnuovo di Falerone; venderono i beni e i diritti in contrada Aiello al comune di Penna San Giovanni. La divisione di tali beni inoltre, permise l'espansione del paese di Falerone, con la costruzione di un nuovo asse viario verso il borgo di Santa Rosa e l'inclusione dentro la nuova cinta muraria del Convento francescano e della Piazza di San Fortunato. L'espansione del borgo verso Ovest, favorì l'apertura di un nuovo accesso al Castello (Porta Santa Rosa) e la costruzione di una nuova strada verso la frazione di Piane detta di Castelnuovo, riferibile al nuovo Castello. Nuccio figlio di Pietro I, fu podestà di Perugia nel 1310. Filippo e suo figlio Nicola, discendenti di Nuccio; non si hanno particolari notizie su di loro, vivono a cavallo tra il XIII sec. e XV sec. Pietro II e i figli Stefano e Vanni, sono arrestati dai Fermani nel 1378 e obbligati ad inurbarsi a Fermo nel quartiere della contrada Castello, in seguito alla condanna inflitta loro per l'uccisione del figlio del conte Filippo di Massa Fermana. Antonio, figlio di Vanni, dovè dibattersi a lungo nella faccenda del molino della Madonetta di Falerone, con l'aggravio di dover pagare al comune di Penna San Giovanni un canone annuo di due salme di ottimo grano, in compenso della cessione di alimenti ed il vallato con l'acqua del Salino. Antonio non accettando il canone predetto, decise di donare la metà del mulino e dei relativi diritti al Comune di Falerone a patto che questi lo rendesse pienamente efficente e desse a lui la metà della molinatura. Fabrizio Emiliano e Piersante, figli di Pietro III, nipoti di Antonio, nel 1496 venderono l'altra metà del mulino al Comune di Falerone per il prezzo di trecento ducati d'oro. Con i nipoti di Antonio la dinastia faleronese riprende non solo vigore, ma ascende ai maggiori gradi della nobilità fermana, conseguendo il prestigioso patriziato fermano. Dal secondo nome di Fabrizio ha origine la famiglia degli Emiliani, nobili di Falerone e Fermo fino all' XIX sec. > Teatro Romano |
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MONTEGIORGIO > Hotel Ristorante "Oscar e Amorina": specialità consigliata "Scottona Marchigiana" > Aviosuperficie "Guido Paci" > Ippodromo San Paolo (Corse al Trotto) |
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GROTTAZZOLINA |
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MAGLIANO DI
TENNA |
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RAPAGNANO > Teatro Comunale Nuovo |
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MONTE URANO > Parco Fluviale "Alex Langer" > Distretto calzaturiero |
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FERMO |
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SANT'ELPIDIO A
MARE |
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PORTO SANT'ELPIDIO
> Pepenero Village Beach - Discoteca estiva all'aperto, Ristorante aperto tutto l'anno, Chalet, Noleggio lettini, ombrelloni, canoe monoposto e biposto. |
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APPUNTAMENTI ANNUALI |
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MONTEFORTINO |
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AMANDOLA |
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| SMERILLO Oggi è rinomato per il cinema all'aperto a ferragosto e per la "Castagnata in piazza" (terza domenica di ottobre). | |
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| PENNA SAN GIOVANNI | |
| SANTA VITTORIA IN MATENANO | |
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BELMONTE
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MONTEGIORGIO |
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| SANT'ELPIDIO A MARE | |
| PORTO SANT'ELPIDIO | |
Parte del
Progetto di Valorizzazione della ValTenna (www.valtenna.net)
ideato da Simone Menin (www.simonet.it)
ed appoggiato da Confcommercio Fermo con la collaborazione degli Enti pubblici,
e della Camera di Commercio di Fermo
Created in collaboration with the Chamber
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| Note: | |
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[*1*] |
L'ora legale è la convenzione di avanzare di un'ora le lancette degli orologi durante il periodo estivo, in modo da aumentare la luce solare nel tardo pomeriggio a scapito del primo mattino. Tipicamente, lo spostamento in avanti avviene all'inizio della primavera, per essere annullato durante l'autunno. Di contro, l'orario di base usato da ogni paese durante l'inverno prende il nome di "ora solare" o "ora civile convenzionale". (da Wikipedia, l'enciclopedia libera) |
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[*2*] |
MSLM: Metri Sul Livello del Mare |
| Le fonti di queste notizie sono prevalentemente i portali www.wikipedia.org e www.comuni-italiani.it | |